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Omines Asullus,uomini azzurri
Maestro Asceso


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"TERRA DEGLI DEI" - L'apporto di R. De Muro
Quando iniziai a scrivere il libro “Terra degli Dei”, libro di prossima pubblicazione, il mio interesse principale si rivolse alla Sardegna, in quanto era stata investita di recente di un titolo a dir poco regale: "Atlantide". Da quando l’autore, Sergio Frau, del libro ormai diventato famoso, “Le Colonne d’Ercole”, ha etichettato così la nostra isola, identificandola con il mito Atlantideo, a piè sospinto non si è fatto altro che parlare di questo: nel bene e nel male. Diversi furono intanto i primi interrogativi che mi si posero a partire da come si fosse potuto arrivare al tipo di cultura descritto, ma soprattutto mi chiedevo quando in Sardegna si fossero potute creare le basi che la portarono poi a cotanto splendore. Diversi anni prima mi era capitato di leggere in una titolata rivista ufologica un interessante articolo del prof. G. Mameli. Il tema trattato in questo articolo riguardava diversi aspetti della nuraghelogia vista però sotto un profilo del tutto nuovo. I bronzetti, la scrittura rupestre, i racconti tramandati dagli antichi sardi, non lasciavano dubbi: dai mondi intorno alla stella color di fuoco e acciaio, con tutta probabilità Sirio, sarebbero giunti, migliaia di anni fa “Is Omines Asullus”, gli uomini azzurri. La fonte di questa notizia scriveva il giornalista veniva da un capitolo intitolato “ Is contus de nuraghelogia” tratto da un’epopea di circa mille pagine il cui autore era proprio Raimondo De Muro. Oltre all’importanza della notizia ufologica in sé, che ha suscitato molto interesse anche nel sottoscritto, un altro tema toccato in questi racconti mi era apparso di estremo interesse per i miei studi. Velatamente infatti, il professor De Muro, lasciava intendere una relazione esistita tra gli antichi abitanti dell’Isola e il popolo sumero. I temi che vennero trattati a questo proposito però, dopo una prima lettura, non mi parvero oggetto di grande approfondimento da parte dell’autore, ma venivano qua e la solo sfiorati, infatti il contenuto principale dell’intero saggio si rivelò essere rivolto sostanzialmente alle antiche tradizioni tramandate. Nonostante questo però si faceva riferimento ad un passato antagonismo tra i sardi e i sumeri e si diceva che questi ultimi volessero carpire agli isolani il potere attraverso la conoscenza della “magia” usata nella costruzione dei Nuraghi. La cosa mi lasciò davvero interdetto quindi, valutando la poca considerazione che abbiamo avuto noi sardi nella storia come identità di popolo, mi venne un pensiero: “O io non ho capito bene oppure si tratterebbe di un azzardo bello e buono”. Fu solo successivamente infatti, attraverso la conoscenza di un altro testo: “L’Origine della Sardegna e dei Sardi” dell’amico Angelo Rusani-Doppiu, che potei riallacciarmi a quanto il professor De Muro aveva lasciato ad intendere. Alla fine delle mie ricerche mi si configurò un quadro più preciso della relazione tra l’antico popolo sardo e quello sumero. Fu così che gli studi fatti dal De Muro acquistarono per me un rinnovato interesse e una ragione in più per rafforzare alcune mie tesi. Parte della storia sumera che solo di recente va acquisendo un certo spessore è la stessa letta, sotto nomenclature differenti, nel Vecchio Testamento, con la differenza che il testo sumero (l’Epica di Gilgamesh) è sicuramente più realistico e di conseguenza meno misterioso ed ermetico. I sumeri infatti sono considerati ad oggi la prima vera civiltà e tutte quelle che seguirono derivarono da essa, compresa quella egizia. E’ quindi fuori discussione che se i sumeri ebbero dei contatti con la Sardegna a partire da cinquemila anni fa, anche l’Isola abbia avuto una sua ricchezza culturale di cui ancor oggi beneficiamo, ma in parte ancora da approfondire per quanto riguarda le sue origini e i suoi sviluppi. Vorrei citare un’ipotesi curiosa : da quanto emerge, i primi sumeri che abitarono la Sardegna, o per meglio dire la visitarono, furono prevalentemente “Dei-Sacerdoti” che solo a posteriori lasciarono il passo ai Re. Si dice sia molto probabile che questi Re, limitatamente all’isola, venissero chiamati con un appellativo che ricorda la parola “signore-padrone” e che il termine sardo “su meri” (il padrone) sia poi derivato dalla parola sumeri (popolo) che veniva scritta col trilettero SMR. In questo libro sulle origini della Sardegna si possono trovare molte analogie tra i Sardi e i Sumeri come per esempio nel modo di fabbricare le case, nelle tecniche di allevamento delle greggi; nelle usanze adottate all’interno dei nuclei famigliari e nelle relazioni con le altre famiglie regolamentate dall’unione matrimoniale dei loro figli e via discorrendo fino ad arrivare ad una serie di nomenclature e toponimi sorprendentemente affini, riscontrabili in entrambe le culture. Mi sono avvalso del prezioso apporto di Raimondo De Muro per il mio libro rileggendolo in chiave ufologica così come ho fatto a proposito di un altro scrittore, Zecharia Sitchin, che tra l’altro è uno stimato studioso di sumerologia. A questo punto si rende necessario operare una distinzione tra quello che comunemente s’intende per ufologico e invece un certo tipo di ricerca: perché se è vero che cambiando l’ordine dei fattori il risultato non cambia, è anche vero che il termine ufologia non rende totalmente testimonianza delle verità che si vorrebbero dimostrare, in quanto le si potrebbe associare comunemente a qualcosa di effimero e poco credibile. E’ quindi mio dovere precisare che questo termine viene usato anche per descrivere la possibilità che in passato altri esseri esogeni al pianeta Terra siano giunti fino a noi, e che magari vi possano ancora giungere. Questo non ci deve scandalizzare perché se un domani avremmo la possibilità di arrivare in un altro sistema solare con i nostri mezzi tecnologici sarebbe lecito chiedersi : “come potrebbero reagire gli eventuali abitanti di quel posto che non hanno mai visto nulla del genere?” Ed è proprio con questa domanda che vorrei introdurre uno spaccato dei racconti di nuraghelogia di Raimondo De Muro con le annesse interpretazioni a cui in quest’ottica questi possono essere rivisitati. Intanto, guardando al periodo in cui mi giunse, attraverso il notiziario Ufo l’articolo del prof. G. Mameli su R. De Muro, relativo appunto ai suoi “Racconti di Nuraghelogia”, vediamo che questo fu caratterizzato da un’infinità di notizie, diverse fra loro ,ma anche per certi versi affini, che giungevano da tutte le parti del mondo. Un periodo di flap, si direbbe in termini ufologici, che si manifestò con un vero assalto ai media. Fu per quel motivo che il “pezzo” giornalistico in questione in quanto italiano ebbe un’ eco così profonda; ma è sopratutto per quello che riguardò l’ufologia sarda che l’articolo suscitò curiosità e meraviglia. La cosa che mi colpì maggiormente di questo articolo riguardava il modo in cui veniva definita l’entità creatrice dell’universo. “S’Increau Universu Creatori”, un modo sublime di descrivere il Dio-Creazione, mi rivelò immediatamente quale saggezza andata ormai perduta permeava coloro che all’epoca costituivano l’antico popolo sardo e a cui nessuno avrebbe mai dato, ahimé. il giusto valore. Quello fu il primo spunto che immediatamente raccolsi e a questo tanti altri seguirono a ruota. Mi chiesi più volte come facesse il De Muro a conoscere e a descrivere fatti circostanziati che a suo dire aveva sentito trenta o quaranta anni prima, grazie ai racconti tramandati, quando questi erano del tutto simili a quelle notizie che gli ufologi riferirono dopo l’apertura dei file top secret nel 1997? Pensate che il De Muro attraverso un “dicciu” ci parla di una camera sotterranea prospiciente “su nuraghe mannu” dove gli antichi poterono accogliere “is ominis asullus” provenienti da altri mondi, poiché questi non potevano resistere alla luce del giorno terrestre. Una notizia simile, recente, ormai diffusa ovunque dai media, è proprio quella relativa alla specie aliena oggi definita come “ I Grigi”. Esseri macrocefali, glabri, esili, alti un metro e trenta, i quali non sopporterebbero la luce nostrana, motivo per cui avrebbero appositamente sugli occhi una membrana nera a mo’ di lente a contatto. E come non pensare poi agli “Esseri di Luce” così ben descritti da alcuni contattisti in tutto il mondo: esseri luminosi con altrettanti mezzi volanti ugualmente luminosi, la cui luce è spesso azzurrognola e che si dice appartenenti ad una schiera più spirituale rispetto agli altri succitati. Mi chiesi, dal momento che il De Muro aveva vissuto in America, se non avesse attinto anzitempo al file relativo ai fatti di Roswell del 1947 e poi in seguito redatto il libro, ma scartai subito questa ipotesi: a ben vedere, per esempio Sirio, “sa stella colore e fogu a tintas de azraju”, compare in diverse culture antiche, culture che hanno non solo descritto l’astro in sé, ma hanno addirittura fornito dettagli su una stella compagna che solo di recente è stata individuata e catalogata come Sirio B. In una di queste culture, in particolare quella africana, si parla di un essere chiamato “Hoannes” proveniente da questo sistema di stelle. Egli sarebbe disceso a portare la conoscenza sul nostro pianeta creando all’epoca un nuovo sviluppo della spiritualità in alcune religioni. Nel mio libro “Terra degli Dei”, oltre a descrivere le parti salienti del lavoro di Raimondo De Muro, ho voluto mettere l’accento su alcune delle “principali norme dell’etica e della morale dei sardi costruttori di Nuraghi tramandate solo oralmente”, descritte ne “I Racconti di Nuraghelogia” al fine di dimostrare la presenza nella nostra isola in epoca antichissima degli Dei. Queste “norme” chiamate più semplicemente “diccius” (detti), contengono alcuni concetti che sono ancora di estrema attualità. Le tematiche in essi espresse, quantunque appartengano al passato, ricordano episodi che attualmente vengono raccontati da alcuni testimoni nei vari convegni ufologici di frontiera e che ancora sembra che accadano. A mio avviso sono quindi da tenere seriamente in considerazione per due motivi: 1) la possibilità che la creazione possa aver avuto alcune componenti di carattere esterno al pianeta Terra; 2) in base al suddetto motivo, dall’“esterno” e’ possibile che giungano ancora delle entità che abbiano assunto il ruolo di super visori. Detto in parole povere, si potrebbe individuare in tutto questo una componente extraterrestre. De Muro, secondo una rilettura anticonvenzionale e al di là di schemi tradizionalmente accettati, ci fornirebbe prova di ciò e renderebbe queste tesi meno fantasiose di quanto si sia portati a credere. Is diccius sono a disposizione di chiunque voglia leggerli e per coloro che abbiano seguito in questi anni lo svolgimento di tutta la questione “Alieni” non potranno che rappresentare forse una ragione di più per valutare serenamente una possibile realtà di cui la Sardegna non è, tra l’altro, l’unica testimone. Prendiamo ad esempio uno di questi diccius. In esso si legge: “In su Eternu Increau Universu Creatori non bestis nè heris et nè crasi, poite su tempus bandada a gòa a differenza dae su nostu. Innie toctu esti energia intellizenti et non bah formas et nè immagini et ddu funti toctus is formas et y is immaginis, is tempus et is logus, et non bah passu pò is cosas et is essiris creaus pò y custu Universu, chi non esistiti pensamentu umanu chi ddu pozzada cumprendi. ( Nell’Eterno Increato Universo Creatore, non esiste ne ieri ne domani, perché il tempo va all’indietro a differenza del nostro. Là tutto è energia intelligente e non esistono forme ne immagini e ci sono tutte le forme e le immagini, i tempi e i luoghi, e non v’è passo per le cose e gli esseri creati per questo universo, per cui non esiste pensiero umano che lo possa comprendere) In questo detto si esprime un concetto di tempo che calzerebbe a pennello se stessimo parlando di un mondo facente parte di un universo di antimateria. Come ben sappiamo l’antimateria ha carica uguale e contraria a quella della materia e nessuno finora ha potuto negare che in un universo di antimateria possano esistere sistemi solari e quindi planetari aventi caratteristiche opposte ai sistemi solari del nostro universo. C’è chi, come nel caso di un qualsiasi mistico indiano, e non solo, è convinto che l’anima sia una particella di antimateria e che alla fine della sua permanenza nel corpo umano, questa trasmigri nei suoi luoghi d’origine. Un’altra cosa incredibile riguarda invece gli alieni, i nostri “fratelli” dello spazio, con i quali la comunicazione si è rivelata spesso problematica per diverse ragioni e interpretazioni. Qualcuno asserisce che, visto e considerato il divario temporale, spirituale e tecnologico che ci separa, non esisterebbe una comunicazione tra noi e loro, salvo la trasmissione telepatica. Quindi potrebbero essere loro a comunicare con noi istruendoci, anche se devo ammettere che non è facile saperlo in assoluto e soprattutto scoprire cosa comunichino, visto che ognuno di noi terrestri pensa e riceve col proprio cervello. De Muro ha quindi detto una parziale verità o perlomeno su dicciu riporta quasi un’esattezza. Un altro detto così recita: “In antigòrius, su Sardu non iada imparau a fay sònos de bucca e cum custus sonus de bucca arrennèxiada a tènni cuntàttu foras de su mundu. ( Nell’antichità il Sardo non aveva ancora imparato a parlare, ma aveva imparato a fare suoni con la bocca e con questi suoni di bocca, riusciva a tenere contatti fuori dal mondo). Ci sono persone che si stupiscono se un grande riesce a parlare scambievolmente di difficili questioni con un bambino. La verità è che quel che percepisce il bambino non è altro che il suono della parola. Mentre un grande si perde nell’interpretazione di una frase, il bambino né capisce il senso attraverso il suono. Non dobbiamo stupirci se l’uomo antico privo di preconcetti in una fase bambina dell’umanità riuscisse ad avere con entità extraterrestri più scambi, allora, di quanti sia possibile averne oggi. Per questa ragione ritengo e affermo che i cosiddetti alieni oggi si comportino in modo tale da farci un po’ da specchio rimandando a ciascuno di noi terrestri quel che vogliamo o che siamo in grado di percepire; e questo soprattutto ai livelli della nostra coscienza. E’ più facile invece che in un tempo molto lontano, anche per via della nostra purezza, la comunicazione con esseri di altri mondi avvenisse senza che si creassero problemi su ciò che comunemente si percepiva. Anche questo detto ha dunque un suo fondamento. Analizziamone un altro ancora: “In is mundus chi funti a pallas de sa stella de colore fogu a tintas de azràju ddu y bivinti is essiris maledittus et perdullarius, comenti is piccioccus liurus chi non tenenti nudda de fay et passanta su tempus fendi a nosus brullas de malevadoris. Custus zerbariottus de is mundus istrangius funti is demonius de Luziferru, commenti ddu su zerrianta cussus chi creinti a su Nazarenu. ( Nei pianeti che si trovano dietro la stella Sirio abitano esseri maledetti e vagabondi come i nostri ragazzi di vita che non hanno nulla da fare e passano il tempo combinandoci scherzi da malfattori. Questi sfaccendati dei mondi stranieri sono i demoni di Lucifero, come li chiamano quelli che credono nel Nazareno) Questo fu il primo dei detti che mi sorprese fortemente e per un essenziale motivo: come infatti ho già raccontato sopra, proprio nel periodo in cui ebbi l’opportunità di leggerlo si stava discutendo in materia ufologica il comportamento di una particolare specie aliena chiamata: “ I Grigi”. Nei resoconti, frutto di varie testimonianze di persone che in qualche modo avevano avuto a che fare con essi, si stava palesando un comportamento, da parte dei Grigi, che non lasciava dubbi sulla loro falsità. I testimoni in ugual maniera si lamentavano delle promesse fatte e non mantenute dai Grigi e come se non bastasse anche dalle fonti degli interlocutori governativi sembrava trapelare lo stesso dilemma: l’impossibilità cioè di comunicare con Loro perché essi risultavano essere essenzialmente impostori. Ora è bene precisare che le razze aliene oggi identificate dagli esperti non sono poche e non tutte presentano questa caratteristica, che presentarono invece, anche secondo quanto si può leggere e interpretare in questo detto, quelli che abitano nei pianeti dietro la stella Sirio. Abbiamo dunque a che fare con lo stesso popolo di allora? Può darsi; non ci sarebbe di che stupirsi. Gli esseri con queste caratteristiche, secondo fonti diverse, farebbero parte della creazione assieme agli esseri umani e agli angeli e verrebbero chiamati “Jinn”- Anche in questo caso come abbiamo potuto vedere il detto potrebbe rivelarsi di grande importanza come contributo nell’accertamento di realtà ignorate dalla maggior parte dell’opinione pubblica e su cui si deve continuare a ricercare. Raimondo De Muro oltre a queste “norme” ci ha illustrato parecchi fattori che ci conducono alla medesima conclusione e che non possono essere contenuti tutti in questa relazione. Mi riferisco a y brebus de sa luxi et de cummandu, alla grafia, ai Petroglifi, ai nomi delle costellazioni, ma quello su cui mi preme mettere l’accento, così come ho fatto nel libro, è l’autenticità di questa parte della sua raccolta, di questo VI volume che ho studiato il cui valore è oggi rafforzato dalle testimonianze di fatti accaduti anche di recente e che per questo, a mio avviso, rendono l’opera attuale e nello stesso tempo densa di significato. E’ chiaro che Raimondo De Muro conosceva con grande perizia quel che andava divulgando e che lo preoccupasse lo stato dei giovani che vedeva giorno dopo giorno allontanarsi dalla magia di un tempo, magia che tutti stentiamo a riconoscere e che spesso sembriamo voler eliminare ad ogni costo, ma che fortunatamente risorge sempre dalle ceneri. “cummenti narara su contu fattu cum su assentu figurau chi est in is gruttas mannas de Sardinnia”. Così ci dice il racconto figurato delle “grotte grandi della Sardegna”, le Grotte del Bue Marino: la magia dunque si ripeterà quando i giovani saranno i vecchi e quando i vecchi saranno i giovani. Per quanto mi riguarda questo tempo è arrivato, riusciranno a vederlo anche gli altri?

fonte http://www.sinnus.org/documenti.php
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