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LA STORIA SECONDO NIBIRU
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Essere di Luce





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ARCHEOLOGANDO...

LA STORIA SECONDO NIBIRU
di Mauro Paoletti
per Edicolaweb

Riprendendo quanto avevamo lasciato in sospeso in un precedente articolo, riguardante l’ondata di eccessivo caldo sofferto quest’estate, torniamo a parlare del Pianeta degli Dèi: Nibiru.

Attraverso la personale interpretazione di Zecharia Sitchin i Sumeri ci parlano di questo pianeta venuto dal profondo spazio dal quale discesero gli Dèi che formarono il loro Pantheon.

Proprio nel leggere anni fa il "Dodicesimo Pianeta" di Sitchin mi venne l’idea di comparare i dati forniti dalla Bibbia relativi all’avvicendarsi dei patriarchi, con i regni degli Dèi Sumeri.

Considerando il sistema sessagesimale e i periodi di 3.600 anni nei passaggi di Nibiru, potei constatare che esisteva una impressionante corrispondenza; risultava evidente che erano state operate intenzionalmente delle conversioni e riduzioni all’atto della stesura della Bibbia.

I miei erano ovviamente conteggi fatti a uso e consumo personale; mai avrei immaginato, all’epoca, che un giorno mi sarei messo a scrivere su tali argomenti. Oggi leggendo gli scritti di Alan Alford ho trovato conferma ai miei sospetti di allora.

Gli antichi testi ci narrano che agli Dèi furono assegnati 12 periodi di regno ciascuno di 2.160 anni, corrispondenti alle 12 case zodiacali, coprendo in tal modo l’intero ciclo precessionale di 25.920 anni.

Dato che i Sumeri avevano adottato il sistema sessagesimale, su base 60 e non 10 come quello decimale, il numero decimale 2.160 diviene il 3.600 in sessagesimale. Tale numero corrisponde al periodo orbitale del pianeta Nibiru e il 2.160 al periodo del dominio di ogni Dio sulla Terra.

Quindi Alford ha dedotto che la storia degli Dèi poteva essere stata scritta riferendosi a periodi di 2.160 anni, confusi in seguito con quelli di 3.600.
La cronologia degli eventi cambia; secondo il ciclo di 3.600 anni l’arrivo degli Dèi viene stabilito nel 443.000 a.C., la ribellione nel 299.000 a.C. e il diluvio universale nell’11.000 a.C.; al contrario secondo il ciclo di 2.160 l’arrivo degli Dèi sul nostro pianeta sarebbe avvenuto nel 270.183, la loro ribellione nel 183.783 a.C. e il diluvio nel 10.983 a.C.

Prendiamo in esame la Bibbia.

La Genesi nomina dieci patriarchi prima del diluvio, consentendoci di calcolare che da Adamo al disastroso evento passarono 1.656 anni; ma sappiamo bene che l’uomo fece la sua comparsa molto tempo prima.
Chi ha redatto la stesura della Bibbia ha operato un drastico taglio, limitandosi a dividere il numero originale per cento; operando al contrario otterremo la cifra originale; 165.600 anni.

Considerando che dal momento della ribellione degli Dèi, Nibiru può aver effettuato due passaggi intorno al sole (7.200 anni), se oltre questa cifra dal 183.783 togliamo anche 165.600 anni passati prima del diluvio, quest'ultimo evento è databile al 10.983 a.C.

La controprova sta nel calcolare gli anni dei patriarchi vissuti dopo il diluvio.

Anche qui la Bibbia fornisce la durata della loro vita, ma non si possono moltiplicare per cento i dati forniti, le date non concordano. Sembra che in questo caso i redattori al fine di rendere credibile quanto emergeva dalle scritture antiche originali, abbiano deciso di dividere per cinquanta i numeri espressi in sessagesimale. Facendo l’operazione inversa e convertendoli nel sistema decimale otterremo che da Sem ad Abramo passarono 8.860 anni. Per cui se Abramo nacque nel 2.123 a.C. il diluvio avvenne 8.860 anni prima, ossia nel 10.983 a.C.

Va tenuto conto che chi redasse la Bibbia, ignorava il sistema numerico sumero, in quanto durante i sessanta anni di esilio in terra Babilonese, gli ebrei ebbero il divieto di registrare i numeri e svilupparono un sistema decimale, contrassegnato da simboli su alcune lettere dell’alfabeto, perdendo in tal modo la loro conoscenza numerica arcaica. Le fonti da cui trarre le storie bibliche divennero di due generi e il redattore si trovò davanti dati che a quel tempo risultavano indecifrabili e impossibili, decidendo quindi di trasformarli in dati accettabili; cambiando anche alcune versioni perché il tutto fosse credibile. Non si poteva scrivere che i patriarchi avevano avuto una vita lunga migliaia di anni, nessuno ci avrebbe creduto.

Osservando gli elenchi dei primi Re sumeri si giunge alla stessa conclusione.

La durata dei dieci regni Caldei è indicata in 432.000 anni (numero che ha intrigato i nostri antenati e gli studiosi; tante per esempio sono le sillabe sanscrite del Rigveda), benché in effetti la cronaca sumera registri otto re prima del diluvio e non dieci.

Per quanto riguarda la data della creazione dell’uomo non esiste nessuna datazione affidabile e i reperti rinvenuti portano a un arco di tempo che oscilla fra 100.000 e 190.000 anni con un errore di circa il 20% in più o in meno. Quindi l’uomo Sapiens compare prima di 200.000 anni fa.

La datazione di una progenitrice femminile comune, dedotta attraverso l’esame del DNA del mitocondrio (1), oscilla fra 137.000 e 133.000 anni fa. Alford fornisce la data di 184.000 anni fa.

Lo scrittore arriva a tale conclusione attraverso calcoli precisi e analizzando le datazioni dei regni dei patriarchi antidiluviani e post diluviani, fornite dalla Bibbia e dalla storia sumera.

Nella stesura della Bibbia non è mai stato calcolato l’arco di tempo di vita complessivo dei patriarchi perché, come accennato sopra, le fonti delle informazioni erano due e contrastanti fra loro, o perché il risultato fornisce dati difficilmente accettabili in particolare per i tempi in cui il libro è stato redatto.

Adamo sarebbe vissuto oltre novantamila anni, e così Set, Enoc, Matusalemme; Noè oltre sessantacinquemila.

Durante la lettura del Vecchio Testamento salta agli occhi che la durata della vita si riduce drasticamente dopo il diluvio, i patriarchi avrebbero vissuto solo, si fa per dire, alcune migliaia di anni. Ancora oggi tutto questo resta incredibile e, cercando di far collimare i dati scientifici con le storie bibliche, traspare che la storia del genere umano è molto più antica rispetto ai tempi indicati nella Bibbia; inoltre s’incrocia con la teoria di Darwin.

Ma c’è di più: come si può accettare che da due soli progenitori si possa giungere a sei miliardi di individui?

Qui entra in giuoco il ruolo del Decimo Pianeta. Ammettiamo che la sua esistenza sia stata accertata.

La teoria di Sitchin fornisce la spiegazione a molti quesiti. Abitanti di altri mondi, venuti sul nostro pianeta per sfruttare le sue risorse minerarie, che dopo migliaia di anni di duro lavoro sentono l’esigenza di creare un lavoratore che prenda il loro posto in miniera. Un’operazione genetica produce un individuo robusto, obbediente, sterile, in quanto non era necessario venisse distratto dal suo compito dalle emotività sessuali. Per questo venne creato anche un essere femminile fertile, con lo scopo di clonare altre femmine per contribuire alla nascita di individui maschi idonei al lavoro pesante. Per ottenere questo, il sangue di un Dio, il suo seme, venne mescolato all’argilla della terra; ovvero inserito nell’utero di una Eva per generare un Adamo capace di vivere e lavorare per circa centomila anni.

I maggiori rappresentanti del popolo che abitava Nibiru divennero gli Dèi del Pantheon sumero.

La rivalità di due capi, o Dèi, Enlil ed Enki, consistente nel possedere più lavoratori al proprio servizio, fa sì che uno dei due si schieri dalla parte degli uomini; ed ecco che lo schiavo Adamo diventa fertile e apprende come procreare. È l’apprendimento dell’origine, il momento del peccato originale e dell’episodio del serpente (il dio Enki).

Ecco spiegato perché i primi esseri umani dovettero unirsi con i loro parenti per riprodursi e questo permise ai geni della longevità di rimanere intatti pur sottostando ai guasti procurati dai radicali liberi. Coloro che furono definiti i patriarchi posero negli anni a venire una particolare attenzione al loro patrimonio genetico formando una linea sacerdotale che li isolava dal resto dell’umanità.

Si stabilirono due linee; quella sacerdotale che conservava i geni iniziali, l’altra, quella del popolo, che poneva al primo posto i piaceri del sesso dando modo ai geni di ricombinarsi attraverso le generazioni.

I figli di Dio si accorsero che le figlie degli uomini erano belle e con esse si accoppiarono scatenando l’ira del Signore (Enlil).

L’Atra Hasis, un antico testo, parla di malattie e pestilenze che colpirono il genere umano e dell’intervento di Enki per portare aiuto nei periodi di carestia che seguirono.

La scienza avvalora quanto accertato da Alford; infatti nel 40.000 a.C. si registra una migrazione dall’Africa all’Europa, è il periodo in cui scompare l’uomo di Neanderthal.

Anche riguardo a Noè i dati scientifici corrispondono, il patriarca nasce nel 71.000 a.C., l’inizio dell’ultima glaciazione risale a 75.000 anni fa.
La longevità degli uomini causò un sovraffollamento del pianeta, un decadimento dei costumi, un caos che certamente non piacque agli Dèi, in particolare ad Enlil, preoccupato dello scoppio di una sommossa che poteva compromettere il lavoro di estrazione e la sua incolumità, dal momento che suo fratello era schierato dalla parte opposta della barricata.
Gli Dèi si rendono conto che il prossimo passaggio del loro pianeta, Nibiru, scatenerà sulla terra uno spaventoso diluvio e decidono di non avvertire gli uomini così la catastrofe provvederà in modo naturale a ridimensionare il numero degli umani e risolvere le problematiche che si erano venute a creare. Enki è vincolato da un giuramento ma riesce ugualmente ad avvertire un suo prediletto e la sua famiglia: Noè.
Questo è un momento particolare della storia umana e molti sono gli interrogativi sulle vicende.

In primis, come ho avuto modo i sottolineare in un precedente articolo, sull’Arca furono portati solo i geni delle specie viventi, non gli animali in carne ed ossa; la conferma nell’Atra Hasis.

Dobbiamo poi giustificare le diverse razze e il numero degli individui che popolarono la terra dopo il diluvio, dato che sopravvisse solo Noè con la sua famiglia, composta da tre figli e le loro mogli.

Ovviamente il diluvio colpì solo una parte del pianeta, la terra mesopotamica e zone limitrofe; gli individui che avevano migrato in Europa e in altre terre continuarono la loro vita normalmente, affrontando magari solo le conseguenze di cambiamenti climatici, innalzamento di mari, eventi tettonici, migrando in altre zone più ospitali.
Alford propone una soluzione interessante e intrigante.

La Bibbia pone i tre figli di Noè in tre luoghi diversi divenendo i capostipiti di coloro che oggi vivono nel mondo; le tre razze umane.

Gli scienziati hanno stabilito che 135.000 anni fa tutte le differenze razziali partirono da un punto in comune, una stessa Eva mitocondria. Molto probabile che Enki riprogettò geneticamente la specie umana accorciando la vita per evitare un sovrappopolamento. Noè può essere stato il tramite. La sua nascita ha dello straordinario; anche la Bibbia sottolinea che egli è il figlio di un Messaggero di Dio. È sicuramente il frutto di un’operazione genetica che porta in sé un accorciamento della vita. Il suo seme servirà a fecondare tre donne di tre razze diverse in modo da ottenere le tre nuove razze e ridurre il periodo di vita dell’uomo.
Nascono così Sem, Cam e Iafet.

Nell’arca essi entreranno con le loro madri che diverranno le loro mogli. Questo produrrà un ulteriore accorciamento della durata della vita umana.
Secondo la Bibbia Noè aveva cinquecento anni quando generò Sem, Cam e Iafet e al tempo del diluvio, nel 10.983 a.C., i figli avevano cento anni ciascuno, come specificato dalle scritture; due anni dopo il diluvio, quando Sem aveva cento anni, divenne padre di Arfacsad.

Concludendo, un progetto del Dio nella città di Shuruppak, centro medico degli Dèi, della dea delle nascite Ninharsag. Un intervento genetico operato per uno scopo preciso.

Un episodio simile si registra anche quando Tare diviene padre di Abramo, Nacor e Aran. Da Abramo in poi la vita dell’uomo è fissata per una durata di cento anni circa.

A questo punto i tempi, i luoghi, le vicende storiche cominciano a collimare e tutto acquista un senso.

Nel leggere Alford altre vicende trovano ipotesi intriganti con forti sospetti siano vicine alla realtà dei fatti.

Quindi chi redasse la Bibbia si preoccupò di celare fra le parole, omettendo dati e date, tali avvenimenti perché fuori dai canoni morali del tempo che proibivano, tra l’altro, il concepimento fra consanguinei, cosa che invece rappresentava il rispetto della tradizione da parte dei patriarchi. Consuetudine osservata dagli Egizi, dagli Inca, dai Maya e molte altre civiltà antiche.

A tale proposito una breve parentesi, per giustificare che la storia dell’Egitto e del popolo Maya si collegano alle vicende di Nibiru. Infatti riguardo al dio egizio Thoth, i testi sumeri lo indicano come il primo a regnare in Egitto dopo la guerra fra gli Dèi avvenuta circa nell’8.700 a.C.; risalendo a ritroso nel tempo giungiamo all’11.000 a.C..

Prima di questo periodo in Egitto regnarono Ptah, identificabile con Enki, per 9.000 anni e Ra, cioè Marduk, per 1000 anni.

Manetone indica che in quella terra si avvicendarono sette Dèi per un periodo di 12.300 anni (2).

Dopo di loro altri dodici Dèi dominarono quelle terre per 1570 anni; al termine dei quali il regno passò nella mani di semidei per 3650 anni. Seguì infine un periodo di caos di 350 anni.

Se consideriamo i primi diecimila anni come periodi Sar di 2.160 anni l’uno, il regno di Ptah risalirebbe al 226.983 a.C., esattamente a metà fra l’arrivo degli Dèi sulla terra e la ribellione degli Dèi a conferma dei calcoli di Alan Alford. Inoltre partendo dalla data del diluvio da lui ipotizzata, il 10.983 a.C., e togliendo gli anni che vanno dalla prima dinastia degli Dèi, non considerando i diecimila anni di Ptah e di Ra, fino al periodo di disordine giungiamo al 3113 a.C., anno dell’inizio del regno di Menes e del calendario Maya.

Tutto questo può confermare l’esistenza di un Decimo Pianeta; il Pianeta degli Dèi. La sua storia diviene la nostra storia; i suoi abitanti divengono antichi Dèi; la loro conoscenza diviene la nostra conoscenza.

Troviamo un filo logico che lega le storie dei popoli, un comune denominatore che le collega, il che ci intriga e ci porta a riconoscere un evento che volutamente, forse dentro di noi, per ovvie e varie ragioni, vogliamo disconoscere: l’esistenza di Nibiru.

Ecco la nostra sete di sapere, di accertare definitivamente la sua reale esistenza; la nostra preoccupazione del suo eventuale ritorno nei nostri cieli di cui parleremo nel prossimo articolo. Ci troverà ancora impreparati e soggiogabili, mentre invece dovremmo essere in grado di difendere il nostro libero arbitrio e il nostro spazio?

Dobbiamo forse sperare che esista un altro Enki?

Note:

1. Organismi che producono energia dalla scomposizione degli zuccheri.
2. Ptah 9.000 anni, Ra per 1.000, Shu 700, Geb 500, Osiride 450, Seth 350, Horus 300.

>>> VIDEO >>>

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> Prenderne Coscienza Corrado Malanga Parte 1

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> Prenderne Coscienza Corrado Malanga Parte 2

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> UFO - La vera storia del Mondo .....

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> Mauro Biglino - Interview for Italia 1 - Jan 4 2012

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La Bibbia, il resoconto della più grande invasione aliena sulla Terra

28 Marzo 2012
|

Il dio Alieno della Bibbia, l’ultimo libro di Mauro Biglino edito da Uno Editori

L’intervista esclusiva a Mauro Biglino, traduttore di antichi testi ebraici

di Stefania Del Principe


Ci sono reperti e testimonianze inspiegabili che fanno ancor oggi impazzire i ricercatori di tutto il mondo e stonano totalmente con quello che ci dice la scienza ufficiale.

Chi approfondisce la storia riguardante le civiltà antiche non può non notare che i nostri antenati non erano assolutamente primitivi come noi ce li immaginiamo. Ma, anzi, per certi versi si potrebbero considerare più evoluti di noi, ai giorni nostri. Parliamo non di situazioni occulte, ma di fatti che sono sempre stati davanti agli occhi di tutti, come la Grande Piramide per esempio, costruita seguendo le proporzioni esatte al millimetro della Luna e della Terra, oppure della conoscenza medica avanzatissima presente sia in India che presso i Maya, dove si utilizzavano succhi di radici per curare fratture in pochi giorni. O ancora di uno dei testi più famosi al mondo, del quale nessuno parla: il Vaimānika Śāstra, ossia La scienza dell’aeronautica. Testo in cui osservando gli accuratissimi schemi, c’è da chiedersi come fosse possibile avere una simile conoscenza.

Che dire, invece, delle discipline orientali come l’agopuntura, con la quale si facevano anestesie con il solo utilizzo degli aghi? Come mai queste tecniche solo oggi cominciano a essere, a stento, validate e riconosciute? E’ possibile credere alla teoria dell’Homo sapiens che si è “evoluto” solo guardando le stelle? Ma se non aveva mezzi a disposizione, come faceva a misurarle e a replicarle, attraverso, per esempio, le piramidi?

Come è possibile, c’è da chiedersi, che solo pochi secoli fa moltissima gente sia morta di pellagra cibandosi quasi in maniera esclusiva di farina di mais, quando i Maya e gli Incas da migliaia di anni ovviavano al problema cuocendo il mais in ambiente fortemente basico per rendere disponibile la vitamina PP presente nel cereale? Come mai noi uomini moderni civilizzati questo non lo sapevamo? Quando l’umanità odierna sarà così umile da non pensare di sapere tutto e di poter, invece, attingere anche da fonti antiche?

Perché “antico” non significa affatto “primitivo”, e quando si parla dell’essere umano, ancora meno che meno.

C’è un filo comune, in ogni caso, che potrebbe rispondere a queste e altre domande a cui la scienza ufficiale non può rispondere. E, come sempre, la risposta è presente nelle fonti antiche.

Tutti parlano e descrivono qualcuno che loro ritengono molto importante e vicino a loro. Li chiamano gli dèi.

Gli dèi dell’India, della Sumeria, della Cina, dei Maya e di tutte le altre civiltà antiche sono praticamente identici. Sono “gli uomini venuti dalle stelle”, “i nostri progenitori”, “gli uomini venuti dal mare che ci hanno insegnato la matematica, l’astronomia eccetera”, “gli dèi alti dalla pelle e gli occhi chiari”. Questi particolari sono comuni a tutti, a tutti gli dèi, di tutte le popolazioni. Chi erano, dunque, questi dèi? Un’invenzione di tutte le civiltà primitive? Anche questa risposta si trova in molti reperti antichi, per esempio in quelli Sumeri, dove si racconta che si tratta di esseri in cerca dell’oro provenienti dalla stella imperituria, ossia da Nibiru, un pianeta che ha un’orbita gigantesca che dura ben 3.600 anni terrestri. Ma la cosa che fa più sorridere di tutte, è che tutto questo è stato scritto da millenni ed è sempre stato a portata di mano, nel libro tra i più sacri al mondo: la Bibbia.

Purtroppo vi sono errori di traduzione (voluti o meno non sta a noi dirlo), ma per fortuna, tra il genere umano ci sono anche bravissimi ricercatori che hanno ritradotto direttamente da fonti originali per comprendere davvero il significato della Bibbia. Uno di questi è Mauro Biglino che nel suo libro “Il dio alieno della bibbia” (Uno Editori) spiega in modo accuratissimo cosa, secondo lui, infine è davvero questo antico testo sacro: il racconto reale della più grande invasione aliena della storia dell’umanità. Per capire qualcosa di più della Bibbia vista così, ci siamo rivolti direttamente all’autore.


I testi ebraici sembrano emulare perfettamente gli antichi scritti Sumeri, eppure le loro datazioni sono estremamente diverse, a quando risalgono esattamente?

Le datazioni dei vari libri anticotestamentari sono diverse e molto controverse; in sintesi possiamo dire che i papiri più antichi risalgono al 150 circa a.C. La maggior parte dell’Antico Testamento risulta comunque composta dopo l’esilio babilonese. Le Bibbie che abbiamo in casa sono redatte sulla base del Codice di Leningrado, il codice universalmente accettato con la divisione in parole e la vocalizzazione fatta dai masoreti tra il VI e il XI secolo d.C. Lo scritto che si possiede risale al 1008: questo testo costituisce il punto di riferimento per le Bibbie ufficiali.



Alcuni Vimana descritti nel Vaimānika Śāstra, risalente, secondo alcune fonti al 13 secolo a.C. La propulsione dei Vimana sembrerebbe resa possibile grazie a un motore a vortice di mercurio

Lo Yahwèh biblico, quale dio era, se rapportato ai racconti Sumeri? E il serpente tentatore, invece? Chi sembra essere a giudicare dai racconti?

Non sono in grado di fare parallelismi documentati; ci sono molte ipotesi e le vicende bibliche fanno pensare a un Elohim abbastanza giovane, o quanto meno poco esperto, cui è stato assegnato un territorio di scarsa importanza. Una ipotesi lo identifica con ISHKUR, figlio dell’Anunnaki ENIL. Un’altra lo identifica con Baal… ma so bene che sono solo ipotesi appunto. Il serpente che ha la tana sotto terra indicherebbe simbolicamente gli studi che vanno in profondità e la sua raffigurazione intrecciata riproduce con tutta evidenza la doppia elica del DNA.

Il serpente tentatore richiamerebbe quindi probabilmente i KASHDEIAN, il gruppo di Anunnaki (i corrispondenti sumeri degli Elohìm biblici) che si occupava delle questioni biomediche, secondo gli studi di un sumerologo del Christ College di Cambridge. Viene da pensare che si tratti dello stesso gruppo che ha prodotto gli Adàm con l’ingegneria genetica e ha reso fertile la coppia (o i due gruppi di maschi femmine) dell’Eden: questa sarebbe infatti la probabile realtà del cosiddetto “peccato originale” che è consistito nell’acquisire la capacità di riprodursi autonomamente e contro il parere contrario dei “capi”. In contrasto con il comandante del GAN-EDEN – espressione ebraica che significa giardino recintato e protetto posto in Eden – il responsabile del gruppo di scienziati Anunnaki/Elohìm avrebbe infatti concesso la fertilità alla coppia (o ai due gruppi) attribuendo loro la possibilità riprodursi. Si tratta di un tema molto complesso cui non a caso ho dedicato un capitolo intero nel libro IL DIO ALIENO DELLA BIBBIA.

Per inciso, preciso che l’ebraico GAN corrisponde al sumero accadico KHARSHAG che significa luogo recintato e protetto posto in alto; la lingua iranica ha ripreso il concetto nel termine PAIRIDAEZA, da cui deriva il greco PARADEISOS, cui fa seguito il PARADISUM latino e infine il nostro Paradiso. Come si vede il significato originale rimanda a un concetto completamente diverso da quello che la tradizione dottrinale gli ha assegnato. In quel luogo, che era con ogni probabilità il centro di comando degli Elohim, si è sviluppato quel contrasto trai vari gruppi in cui fa la comparsa il serpente biblico.


Secondo lei, perché esiste una Bibbia in cui si parla esplicitamente male di Enki (facendolo diventare il serpente tentatore - nacàsh) e bene di Enlil (Facendolo addirittura diventare Dio, Yahwèh)?

Riprendo la risposta precedente per dire che proprio ENKI risulta essere il responsabile delle formazione dell’Adam e dunque anche dell’intervento teso a rendere fertile la coppia, contro il volere del più potente fratello ENLIL. A mio parere Yahwèh non può essere identificato con ENLIL e neppure con ENKI perché la sua figura appare decisamente meno importante di quelle dei due fratelli che si dividevano il comando. Come già accennato, Yahwèh era sicuramente di rango inferiore e il capitolo 32 del Deuteronomio ci dice appunto che egli ebbe in “eredità” un popolo che vagava disperato nel deserto. A fronte di questa assegnazione di scarsissima importanza sappiamo che molti suoi “colleghi” governavano invece su popoli importanti come Egizi, Assiri, Babilonesi, Ittiti eccetera.

Egli dovette in pratica costruirsi un popolo e cercarsi un territorio che fosse minimamente vivibile: questa necessità determinò, e quindi spiega, i suoi comportamenti che risultano essere violenti, crudeli, privi non solo di amore ma anche di semplice equità.

La Bibbia poi presenta le vicende storiche alla luce della visione monoteista introdotta dai masoreti: in questa ottica il sumero ENLIL finisce per essere apparentemente il dio supremo (identificato con Yaywèh) che decide per il bene delle creature le quali invece disobbediscono tentate dalla controparte, il serpente ENKI.


Quello che nella Bibbia ufficiale viene tradotto come “gloria di Dio”, negli antichi testi ebraici, in realtà, si usa il termine kewod, vuole dirci che significato ha esattamente questa parola? E cosa ha a che fare con la gloria di Dio?

Diciamo subito che la “gloria” (di Dio) è un concetto di non facile comprensione: ha diversi significati collegati l’uno all’altro e interdipendenti. Il termine ebraico si legge alternativamente kevòd/kebòd oppure kavòd/kabòd. Il verbo da cui deriva indica i concetti di: “essere pesante, avere peso, essere onorato, essere duro”. Tutta la descrizione degli eventi a esso legati e le conseguenze che comporta la sua vicinanza fanno pensare a una macchina volante: si muove producendo rumore e vento di tempesta; produce fumo e fiamme visibili a distanza; se passa vicino a una persona la uccide; Dio non può prevenire né mitigare questa azione; quando passa può essere vista solo dal retro e non di fronte, salvo subire conseguenze irreparabili; se ci si protegge dietro rocce ci si salva… Queste descrizioni sono troppo precise per essere interpretate come “visioni” o come il ricordo di fenomeni atmosferici naturali (ai quali i nomadi erano sicuramente abituati!); tanto meno possono essere ricondotte a una ingenua volontà di inventare una qualche forma di apparizione in grado di stupire il lettore: ben altro è stato fatto in questo senso nella produzione letteraria religiosa.

Qui siamo di fronte alla presentazione di eventi straordinari cui assisteva l’intero popolo, fenomeni precisi, assolutamente nuovi per l’ordinaria esperienza di quella gente, costituiti da immagini, situazioni e suoni che – se per un attimo ci liberiamo dai pregiudizi e seguiamo liberamente il pensiero e le attuali conoscenze – sono molto facilmente riconducibili alla presenza di un “qualcosa” che si manifestava con grande potenza. Il termine kevòd in effetti identifica proprio questo: ciò che è pesante e forte.

Insomma, il concetto di gloria intesa come caratteristica spirituale e trascendente di Dio rappresentata dalla teologia, risulta decisamente poco compatibile con tutto ciò che la Bibbia racconta in modo molto concreto di questo kevòd.



Negli antichi reperti Egizi (tempio di Abydos) si vedono delle raffigurazioni che ricordano molto bene i nostri elicotteri

Sempre nella Bibbia, vengono spesso citati i giganti o i figli di Anak. Sono esistiti davvero esseri giganti? E se sì, secondo lei erano gli Anunnaki/Elhoìm? Oppure una stirpe con qualche “mutazione” genetica?

Per la Bibbia sono esistiti senza dubbio. Degli anakim o figli di Anàk la Bibbia ci precisa che erano così alti che gli ebrei di fronte a loro si vedevano piccoli come locuste. Nei miei libri cito tutti i passi in cui sono descritti e sottolineo che di alcuni di loro il testo mette in risalto un’altra caratteristica anatomica: avevano sei dita per ogni arto. Non pare avessero una grande importanza perché li troviamo ridotti a vivere in soli tre centri abitati (Giaffa, Gat e Ashdod) e a combattere nell’esercito filisteo contro i figli di Israele: Golia di Gat era uno di loro. Secondo l’AT non erano Elohim, in quanto in Genesi 6 si dice che quando i figli degli Elohim si unirono con le femmine degli Adàm “sulla terra c’erano i Nefilim”: questa affermazione ci induce a pensare che appartenessero a un’altra tipologia di individui. Una ulteriore possibile conferma l’abbiamo nel leggere che Yahwèh stesso, che era uno degli Elohìm, combatte contro di loro in più occasioni e li sconfigge. Non vengono mai menzionati in posizioni di comando o in attività che si possano porre in relazione diretta con gli Elohìm. A un certo punto si ricorda la morte in battaglia degli ultimi tre e poi improvvisamente scompaiono e la Bibbia non ne parla più.


Afar più Tzelèm uguale Adàm. Cosa ci può dire in merito a questa “formula aritmetica”?

Nel libro presento una chiave di lettura derivante dai significati delle radici dei termini riportate nei dizionari di etimologia ebraica e sumero-accadica.

Provo a sintetizzare: il Dizionario di ebraico e aramaico biblici “Brown- Driver-Briggs Hebrew and English Lexicon”alla voce [tselèm] riporta la seguente indicazione: “qualcosa di materiale che contiene l’immagine”.

La radice verbale [tsalàm] da cui deriva viene tradotta con “tagliare via”.

Unendo questi due significati originari ci chiediamo: cos’è che contiene l’immagine di qualcuno e che può essere “tagliato via, tagliato fuori, estratto” e usato per produrre un essere vivente a somiglianza del primo? Sappiamo bene che è il DNA.

Per quanto concerne il secondo vocabolo citato nella domanda, [afàr], la tradizione ha sempre voluto rendere il termine con la parola “polvere o argilla” e in effetti ha anche questo significato, ma il valore originale richiama la valenza più ampia di una “sostanza terrena” e indica anche qui una funzione tipica dell’argilla: la capacità di contenere/mantenere la forma. Si tratta cioè di un qualcosa che appartiene alla Terra e che da essa può essere preso per operare nel senso voluto.

In sostanza, lo [tselèm], il DNA degli Anunnaki-Elohìm, viene unito con l’[afàr], cioè il DNA ominide disponibile sulla Terra (Adamàh) e si ottiene così l’Adàm, il terrestre.


Quelli che la bibbia ufficiale ha tradotto come “Angeli”, nei testi originali si chiamano Malachìm. Chi sono in realtà?

Il termine significa “messaggeri”: le descrizioni anticotestamentarie li presentano come dei portaordini, vigilanti, controllori, esecutori, intermediari tra gli Elohim e l’uomo. La tradizione teologica li ha trasformati in creature angeliche ma non vi è alcun dubbio che nella Bibbia sono individui in carne e ossa che mangiano, bevono, dormono, camminano, si sporcano, si devono lavare, possono essere aggrediti e si devono difendere, vivono in accampamenti… Il vocabolo è chiaramente un termine funzionale per cui non so dire con esattezza se appartenessero a una tipologia diversa rispetto agli Elohìm o se costituissero un semplicemente particolare grado all’interno della gerarchia militare di quella razza. Certo è che non erano assolutamente creature spirituali. Va anche detto che incontrarli non era considerato un piacere ma, al contrario, poteva costituire un rischio, compreso anche quello di morire.


I Cherubini (kerubim), invece, sono sempre “angeli” o sono tutta un’altra cosa?

Due sono i capitoli che ho dedicato alla questione sensibilissima dei cherubini: posso dire che mentre i malakìm erano degli individui, tutti i passi biblici ci presentano i cherubini come oggetti meccanici. In sintesi ecco le caratteristiche che emergono dall’Antico Testamento: intanto diciamo subito che a loro non ci si rivolge, non prendono decisioni autonome, non hanno alcun rapporto con gli uomini, non parlano… Non hanno quindi nessuna delle caratteristiche tipiche degli individui dotati di una personalità propria.

Al contrario, sono oggetto di descrizioni che ne rivelano la meccanicità: sono dotati di lame/cerchi fiammeggianti che ruotano rapidamente; sono rappresentati come aventi dimensioni notevoli; quando non si muovono autonomamente possono (devono?) essere trasportati con un carro realizzato appositamente; hanno ruote che possono procedere in tutte le direzioni senza girarsi, rimanendo sempre strutturalmente unite all’insieme dell’oggetto volante (kevòd), e hanno una parte centrale circolare che ruota/turbina rapidamente; quando sono collegati al carro di Yahwèh hanno sotto di loro uno spazio nel quale può passare almeno una persona; sono dotati di strutture che coprono e proteggono quando sono chiuse, mentre quando sono aperte servono per il volo; nel muoversi producono un rumore udibile a distanza; sono un “qualcosa” su cui l’Elohìm si posa, siede, staziona, si pone a cavalcioni e vola; si muovono uniti al [kevòd, ruàch] dell’Elohìm ma anche in modo indipendente. Insomma, pare proprio che non avessero nulla a che vedere con le eteree figure angeliche della tradizione dottrinale.



La grande Piramide non solo è allineata perfettamente con alcune stelle, ma la sua base e altezza “squadrano il cerchio” utilizzando le esatte proporzioni di terra e luna

La Bibbia ci dice che Dio (Elhoìm) muore come tutti gli altri uomini – nonostante abbia una vita molto più lunga della nostra. C’è qualcosa di sbagliato oppure l’Elhoìm non è il Dio spirituale che intendiamo noi?!

Il Salmo 82 è chiaro in questo senso: gli Elohìm muoiono come tutti gli Adam, cioè come ognuno di noi. La dottrina tradizionale non può ovviamente accettare questa affermazione per cui sostiene che nel Salmo 82 il termine Elohìm stranamente non significa più Dio ma ”giudici”. Per quanto concerne la seconda parte della domanda direi che tutto l’Antico Testamento lo è: Dio non è presente in quel libro. E per giungere a questa conclusione non è necessario accedere a traduzioni particolari: è sufficiente leggere molto attentamente la Bibbia che abbiamo in casa. La studiosa ebrea Lia bat Adam scrive chiaramente che la Bibbia non è un libro che si occupa di religione ma un testo di storia che riporta “solo fatti umani” e che Yahwèh non si presenta come il creatore dell’universo ma unicamente come “liberatore, vindice, condottiero e sponsor” di un popolo. Nei codici biblici ci possono essere differenze interpretative dovute alle difficoltà insiste nelle lingue antiche ma il concetto di fondo è a mio parere indubitabile: l’Antico Testamento non parla di Dio e non voleva neppure farlo. Per questo la Bibbia non si fa scrupolo di affermare che gli Elohìm muoiono.


Nel libro di Neil Freer, “The god games” si legge che: I re erano improvvisamente descritti nelle sculture in piedi come nel passato davanti ad una sedia vuota dove usualmente sedeva il maestro-dio. I loro lamenti erano scritti sulle tavolette, “ Cosa farò adesso che il mio maestro-dio non è più qua ad istruirmi…cosa dirò al popolo ? “…osservando il cielo in attesa di un ritorno, il servizio di ristorazione alla tavola del Maestro/dio si tramutò in vuoto rituali di offerta di cibo, gradatamente i vari servizi di routine divennero rituali tipo la cosiddetta cargo-cultura, mentre i loro palazzi si tramutarono in vuoti templi, mentre coloro i quali erano stati istruiti dai vari maestri/dèi, vedendo che le conoscenze di tecnologia, scrittura, scienza, astronomia, metallurgia venivano dimenticate, decisero di preservarle in gruppi ristretti ”.

Perché, secondo lei, improvvisamente, gli dèi ci lasciano? Ci sono racconti dove viene spiegato il motivo di questa loro “fuga improvvisa”?

Nella Bibbia non ci sono indicazioni che consentano di formulare ipotesi dotate di un minimo di fondamento. Prendo allora una indicazione dallo storico giudeo-romano Giuseppe Flavio che nel suo libro Guerra Giudaica scrive così: Libro VI:296 “Non molti giorni dopo la festa, il ventuno del mese di Artemisio, apparve una visione miracolosa cui si stenterebbe a credere”;

Libro VI:297 “E in realtà, io credo che quanto sto per raccontare potrebbe apparire una favola, se non avesse da una parte il sostegno dei testimoni oculari, dall’altra la conferma delle sventure che seguirono”.

Libro VI:298 “Prima che il sole tramontasse, si videro in cielo su tutta la regione carri da guerra e schiere di armati che sbucavano dalle nuvole e circondavano le città. Inoltre, alla festa che si chiama la Pentecoste”;

Libro VI:299 “I sacerdoti che erano entrati di notte nel tempio interno per celebrarvi i soliti riti riferirono di aver prima sentito una scossa e un colpo, e poi un insieme di voci che dicevano: “Da questo luogo noi ce ne andiamo”.

Chissà. Forse se ne sono andati nel 68 d.C.

Trattandosi di normalissimi colonizzatori hanno mantenuto il comportamento che ci si attenderebbe: venuto meno il motivo per il quale erano qui, cessato l’interesse o terminate le operazioni programmate, hanno lasciato il campo.

Nell’AT non ci sono neppure indicazioni su possibili ritorni.


Negli ultimi anni, il fenomeno Crop circles sembra essere sempre associato alla presenza costante di Ufo. In quelli considerati autentici (perché ce ne sono anche tanti falsi), poi, fin dalle prime volte appare la firma degli Ehloim (con il geroglifoco Neteru) oppure, in maniera più esplicita, in tutta risposta alla scritta di un uomo (“talk to us”) che richiamava l’attenzione degli autori dei cerchi nel grano, appare già nel lontano 1991 una scritta in fenicio-ebraico antico in cui vi è il nome di Ea/Ptah. La scorsa estate, a Poirino (TO), riappare la scritta Ea/Enki, in un crop considerato autentico. Pensa che gli Elhoìm stiano ancora cercando di comunicare con noi?

Sinceramente non lo so e non posso rispondere in modo documentato perché non mi sono mai occupato dei Crop né di ufologia contemporanea e mi limito a tradurre e studiare i testi antichi. Da lì traggo le mie informazioni perché ho fatto una scelta metodologica precisa: tradurre il codice biblico che le Chiese hanno dichiarato essere stato ispirato da Dio. Da questo punto di vista devo dire che quando gli Elohìm intendevano parlare con l’uomo lo facevano direttamente: nel libro di Geremia lo stesso Yahwèh ironizza duramente sui presunti profeti che sostenevano di ricevere messaggi attraverso i sogni, quindi non saprei dire se ora i presunti alieni hanno scelto metodi più criptici e generici. Sulla Terra sono ormai molte decine di milioni le persone psicologicamente pronte ad accogliere le loro presenza. Mons. Corradi Balducci disse che gli UFO esistono e la Bibbia li conosceva; Padre Funes, il gesuita che dirige le Specola Vaticana, in una intervista all’Osservatore Romano ha detto che dobbiamo preparaci all’incontro con i nostri fratelli che provengono da altrove, dunque posso formulare la speranza che, se davvero sono ancora o nuovamente qui, prima poi si decidano a palesarsi apertamente.


E con quest’ultima risposta di Biglino, non possiamo che essere d’accordo con lui. Se sono qui, o tentano di ritornare, possiamo affermare con certezza che parte dell’umanità è pronta ad accoglierli; quindi possono decisamente cominciare a farsi vedere da noi. E magari insegnarci nuovamente un po’ di nozioni che, ahimè, nel tempo sono state perdute.

> Il libro

http://www.macrolibrarsi.it/autori/_mauro-biglino.php?pn=165

“Il Dio Alieno della Bibbia”, di Mauro Biglino – Uno Editori, 406 pagine, 17.50€

Avere tra le mani il libro di Biglino è senz’altro un’esperienza affascinante. Alla stregua di Erik Von Daniken o Z. Sitchin, sono strati tradotti i testi antichi – in questo caso ebraici – cercando di ricostruire minuziosamente tutti i particolari. In quest’ottica la Bibbia, così come altri resoconti molto simili ritrovati in tutto il mondo, appaiono come veri e propri fatti storici documentati. Nei quali si comprende bene il contatto alieno, di persone più evolute e progredite dell’ominide che trovano su questo pianeta per modificarlo geneticamente in homo sapiens, ma anche della loro personalità, infine, tendenzialmente umana, ricca di debolezze e emozioni che contraddistinguono anche l’essere umano.

La chicca del libro di Biglino è senz’altro il voler riportare i versetti originali con la traduzione sottostante e il relativo riferimento biblico, una caratteristica davvero degna di nota che aiuta, ancor di più, il lettore a comprendere come sono state condotte le traduzioni.
E’ un libro essenziale rivolto a chi è curioso della materia, ma anche e soprattutto ai ricercatori che bramano da sempre la conoscenza della verità, senza paure e falsi conformismi.

Stefania Del Principe, giornalista e scrittrice, da anni scrive per diversi quotidiani e riviste di settore. Ha pubblicato oltre venti libri tradotti in inglese, spagnolo, sloveno e altre lingue.


http://www.shan-newspaper.com/web/personaggi/455-la-bibbia-il-resoconto-della-piu-grande-invasione-aliena-sulla-terra.html

LIBRI ALIENI, UFO E CERCHI NEL GRANO:

http://www.macrolibrarsi.it/autori/_david_icke.php?pn=165
http://www.macrolibrarsi.it/autori/_biagio-russo.php?pn=165
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http://www.menphis75.com

LIBRI MACROLIBRARSI:

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